La grande opera del gas

Negli ultimi 40 anni ogni paese europeo, a eccezione del Regno Unito, ha sviluppato una rete per importare gas, ma non possiamo ancora spostare gas da un paese all’altro”, ha detto ieri il capo di Eni, Paolo Scaroni, in un’intervista a ruota libera sul Wall Street Journal. Spiega che se l’Europa integrasse e connettesse i suoi gasdotti nazionali i risultati sarebbero “spettacolari”, perché si avrebbe libertà di movimento del gas dall’Europa dell’est a quella occidentale, si salterebbero barriere e colli di bottiglia, e si ridurrebbe la dipendenza disperata dalle importazioni dalla Russia, cruccio puntuale che torna ogni anno in mezzo alla stagione fredda.
17 AGO 20
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Negli ultimi 40 anni ogni paese europeo, a eccezione del Regno Unito, ha sviluppato una rete per importare gas, ma non possiamo ancora spostare gas da un paese all’altro”, ha detto ieri il capo di Eni, Paolo Scaroni, in un’intervista a ruota libera sul Wall Street Journal. Spiega che se l’Europa integrasse e connettesse i suoi gasdotti nazionali i risultati sarebbero “spettacolari”, perché si avrebbe libertà di movimento del gas dall’Europa dell’est a quella occidentale, si salterebbero barriere e colli di bottiglia, e si ridurrebbe la dipendenza disperata dalle importazioni dalla Russia, cruccio puntuale che torna ogni anno in mezzo alla stagione fredda. “Dal punto di vista della sicurezza del rifornimento, potremmo passare un inverno senza il gas russo”, dice Scaroni. “Pensate a quanto può essere politicamente rilevante. Molto più importante del gasdotto Nabucco che collega l’Asia all’Europa”. E se lo dice lui, che ha con Mosca ha una robusta partnership, c’è da credergli.

Da almeno due anni la rete integrata è il pallino dell’ad di Eni: “In Spagna ci sono sette rigassificatori che attualmente lavorano al 30 per cento della capacità. Che senso ha litigare con le autorità locali italiane per dotarsi di un impianto del genere quando con un tubo potremmo importare il gas spagnolo in Italia?”, ha chiesto a febbraio a Bruxelles, incontrando Guenther Oettinger e Joaquin Almunia, responsabili all’Unione europea di Energia e Concorrenza. La rete integrata è da anni anche tra gli obiettivi strategici della Commissione europea, ma ancora non si muove nulla. Il piano ambiziosissimo di Scaroni è comprare le diverse reti nazionali in cambio della cessione di partecipazioni azionarie e poi procedere ai robusti investimenti per collegarle fra loro. Un piano di acquisti che sarebbe compiuto sotto la bandiera di Snam, ma “la progressiva espansione della rete Snam si tradurrebbe nella crescente diluizione della presenza di Eni nel suo capitale”, ha spiegato l’ad italiano, perfettamente consapevole che Bruxelles non accetterebbe il controllo da parte dell’Eni della società di infrastrutture europee.

Secondo i calcoli di Eni, tra l’anno prossimo e il 2020 la grande rete europea del gas dovrebbe comportare potenziali acquisizioni di infrastrutture per oltre 70 miliardi di euro e investimenti nelle stesse per circa 90 miliardi.